monumenti

Ex Episcopio di Tortolì

Progetto di restauro e consolidamento dell'edificio.

COMMITTENTE

Segretariato Regionale del Ministero per i beni e le attività culturali per la Sardegna

TEAM

Arch. F. Russo, Arch. R. Russo, Ing. G. Sblendorio, Arch. A. Trisolini, Ing. A. Pasqualucci, Dott. ssa G. Urracci, Space SpA

CONSULENTI

Dott.ssa M. Russo

LUOGO

Tortolì (NU)

ANNO

2020

I lavori di restauro e consolidamento sono stati ritenuti improcrastinabili per garantire l’integrità del bene con l’obiettivo di portare a compimento una riqualificazione e il completo recupero funzionale del complesso. L’ex episcopio infatti sarà adibito a centro culturale polivalente, capace di proporsi come grande contenitore culturale aperto alla città. Pertanto l’“aggiornamento” a cui l’edificio è sottoposto per poter accogliere nuove funzioni, lontane da quelle per cui è nato (residenza nobiliare), comporta un adeguamento architettonico, normativo ed impiantistico “ad hoc”. 

Ai fini della progettazione è stato eseguita una approfondita campagna di rilievi e indagini nonché di monitoraggio strutturale.

Il progetto di restauro dell’ex Episcopio si configura come intervento “bifronte”, tra conservazione e innovazione, in un duplice approccio al tema del restauro: da un lato conservare le tracce del tempo; dall’altro configurare con forme e materiali contemporanei le parti che risultavano irrimediabilmente degradate e/o crollate. 

Il progetto ha interessato sia la sistemazione del giardino storico, sia il restauro e consolidamento di tutto il complesso architettonico, la musealizzazione del piano terra e primo, la creazione di una foresteria al piano secondo. 

L’obiettivo prioritario del progetto è stato di sviluppare un sistema di consolidamenti ‘su misura’ che non snaturi l’opera e che non siano sproporzionati rispetto alle finalità dell’intervento. Si deve infatti perseguire il primario intento di salvaguardare il bene con le sue pregevoli caratteristiche costruttive, i possenti maschi murari in pietre sbozzate di granito con inserimenti in laterizio e in particolar modo l’orditura in ginepro dei solai intermedi.

Gli interventi – non invasivi, minimi e distinguibili – sono concentrati soprattutto sugli orizzontamenti e sulle murature passibili di schiacciamenti o fortemente presso inflesse, evitando cordoli di conglomerato cementizio armato e curando le connessioni puntuali solai-pareti, importanti per realizzare o incrementare un sistema di tipo “scatolare” dell’insieme e per ridurre gli effetti delle azioni sismiche.

La costruzione muraria subirà opere di rinforzo necessarie per far fronte alle sollecitazioni originariamente non previste e dovute all’incremento di carichi – collegati all’introduzione di nuove funzionalità – ma anche alla necessità di ridurre il rischio sismico. 

Ai fini del recupero e della tutela del manufatto è previsto il restauro dei fronti dell’edificio prevedendo le necessarie risarciture murarie, il recupero e l’integrazione degli intonaci, il restauro degli elementi di finitura quali soglie, davanzali e balconi, il restauro di alcuni pregevoli serramenti esterni. A questo proposito, la scelta progettuale sugli infissi esterni, in accordo con l’Ente e la Diocesi, è ricaduta su infissi in ferro-finestra per ragioni manutentive ed estetiche. I nuovi infissi ricalcano le forme degli infissi in legno già presenti, mentre nelle imbotti dove non è pervenuto alcun infisso e di cui non vi è documentazione storica o d’archivio la geometria degli infissi si discosta da quelli storicizzati andando a definire una nuova tipologia di serramento. Come emerso dagli archivi fotografici individuati, il complesso era intonacato ad eccezione del corpo circolare  retrostante e dei maschi murari che hanno inglobato la scala esterna. La scelta progettuale non può che confermare l’immagine storica del complesso andando quindi a restaurare, dove possibile, gli intonaci esistenti integrandoli con nuovi intonaci a base di calce idraulica naturale priva di Sali. 

Il giardino storico composto da agrumeti, nel solco della tradizione locale sarda, è ripensato come giardino della biodiversità a fini divulgativi e di conservazione del patrimonio vegetazionale sardo nonché come nuovo spazio a servizio della comunità. Il progetto prevede la creazione di un giardino della biodiversità, suddiviso in quattro settori: spazio essenze officinali – giardino dei semplici, spazio frutteto, spazio eventi, spazio orto.